Dove va la Sanità italiana? Ospedali pubblici e privati in “eterna” lotta. Il parere dei cittadini

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La presentazione del Rapporto annuale sull’attività svolta dagli ospedali pubblici e privati in Italia è certamente il momento istituzionale più rilevante dell’anno per fare il punto della situazione su questo argomento. L’evento si svolgerà domani mercoledì 17 gennaio a Roma (Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva presso il Senato della Repubblica Piazza della Minerva n° 38) e sarà trasmesso in diretta streaming.

Presentano la ricerca Gabriele Pelissero (Presidente nazionale Aiop – nella foto), Nadio Delai (Presidente Ermeneia). Sono previsti gli interventi di Nino Cartabellotta (Presidente Fondazione GIMBE) e Federico Lega (Università Bocconi). Modera Barbara Cittadini (vice Presidente nazionale Aiop).

Gabriele Pelissero

Uno scontro infinito. Titolava così, il capitolo introduttivo del Rapporto 2016 a firma del presidente Pelissero. Perchè uno scontro infinito? Un “indiscutibile aspirazione al monopolio pubblico della produzione di tutte le prestazioni sanitarie, figlio in questo del clima politico degli anni ‘60 e di una analoga concezione già presente nell’originario modello britannico” scrive Pelissero.

In realtà le cose sono andate molto diversamente. “La realtà dei fatti non consentì mai la piena attuazione di questa aspirazione iniziale” sottolinea infatti Pelissero. Agli inizi degli anni ‘90 sorge “l’idea del pluralismo degli erogatori” con i DD.Lgs 502/92 e 517/92, la cosiddetta “riforma della riforma” che introduce il concetto di aziendalizzazione degli erogatori pubblici e il “principio di pluralismo e parità fra pubblico e privato” che tenta – scrive ancora Pelissero “di immettere qualche elemento di competitività nel Ssn quale motore per il miglioramento della qualità e dell’efficienza generale”.

Da allora sono successe ancora tante altre cose con nette fughe in avanti, ad esempio, da parte della Regione Lombardia che vuole realizzare una vera parità competitiva fra pubblico e privato. Senza significativi interventi normativi, le prestazioni ospedaliere rese dai privati per conto del Ssn dai privati arriva su base nazionale al 25% del
totale, mentre in più di una grande Regione (Lombardia, Lazio, Campania) si spinge verso il 35-40% del totale.

Il Governo si farà invece sentire successivamente nel 2012 con la cosiddetta spending review del Governo Monti, espressa nel DL 95/2012, convertito nella L. 135/2012 che apre un dibattito intenso tra le parti. La prima formulazione della Legge prevedeva, infatti, un taglio pari al 1% nel 2012, al 2% nel 2013 e al 4% nel 2014 che poi operò un taglio complessivo ai privati inferiore (0,5% nel 2012, del 1% nel 2013 e del 2% nel 2014). Il sacrificio – si legge nel testo introduttivo del Rapporto 2016 – che fu responsabilmente registrato da AIOP come un tributo allo sforzo comune per aiutare il Paese in un momento di straordinaria tensione finanziaria.

Tutto più o meno bene. “Tutti cademmo nella trappola” scrive Pelissero. Quale? Il testo finale convertito in Legge nel passaggio riferito all’entità dei tagli scrive: “0,5% per l’anno 2012, dell’1% per l’anno 2013 e del 2% a decorrere dall’anno 2014”. Nessuno, nell’immediato, si soffermò sulle quattro parole finali “a decorrere dall’anno” – scrive Pelissero che sottolinea come “apparve con crescente chiarezza il disegno di bloccare per sempre qualunque sviluppo della componente privata nell’intero Ssn, inchiodando i volumi di attività erogabili al valore 31-12-2011 meno il 2%.
Un cappio per soffocare, anno dopo anno, la prospettiva di un Ssn pluralistico, improntato ad una sana competitività fra erogatori di diversa natura giuridica e costruito intorno alla centralità del paziente e al suo diritto di libera scelta del luogo di cura”.

Sarà quindi molto interessante partecipare alla presentazione di questo 15° Rapporto Ospedali&Salute di AIOP con Ermeneia. Anche per aggiornare lo stato dell’arte su un altro grande tema, quello della mobilità sanitaria interregionale, che da sempre in Italia registra livelli molto alti a causa delle differenze quali-quantitative dell’offerta sanitaria nelle diverse Regioni italiane. Fenomeno che il rigido blocco apposto nel 2012 non ha certamente attenuato.

Il dibattito sugli assetti del Ssn è dunque tutt’altro che chiuso e, dal punto di vista dei privati, appare sempre più urgente un’impostazione orientata ad una visione più aperta e pluralistica. Ma il testo della L. 208/2015 documenta anche, in modo quasi emblematico, la coesistenza nelle stesse strutture governative di visioni diverse e in fondo inconciliabili.

Riduzione del finanziamento del Ssn, blocco del contributo del privato accreditato, blocco della mobilità interregionale, ostacoli alla possibilità di lavoro per i professionisti. È ragionevole chiedersi se tutto questo è legittimo, se corrisponde al dovere dello Stato e delle sue articolazioni territoriali di tutelare nel migliore dei modi il diritto alla salute, se rispetta la dignità delle persone, sottolinea il presidente Pelissero avviandosi alle conclusioni del suo intervento.

Alcuni numeri. Le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate sono complessivamente 1.069 (anno 2013), con una prevalenza delle seconde (55,4%) rispetto alle prime (44,6%). Gli ospedali pubblici sono concentrati un po’ più nel Centro-Nord (per il 54,1%), mentre gli ospedali privati accreditati risultano maggiormente presenti nel Centro-Sud (59,3%). Per quanto riguarda le giornate di degenza, esse risultano essere complessivamente 61,8 milioni nel 2014 contro i 62,9 nel 2013 (-1,8%), i 65,2 nel 2012 e i 67,9 nel 2011, con una diminuzione pari al 9,0% tra il 2011 e il 2014. Sempre nell’anno 2014 tali giornate si ripartiscono per il 71,8% negli ospedali pubblici e per il restante 28,2% negli ospedali privati accreditati nel loro complesso. L’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil nazionale colloca l’Italia permanentemente al punto più basso (6,8%) rispetto alla media dei Paesi del G7 (8,2%), alla media dei Paesi Ocse-Europa (7,3%) e a quella totale dei Paesi Ocse (7,4%). La spesa ospedaliera pubblica complessiva (61,169 miliardi di euro nel 2014) si ripartisce per l’86,8% in favore delle strutture pubbliche e per il 13,8% in favore di quelle private accreditate nel loro complesso: la quota di queste ultime era del 14,4% nel 2011, è scesa al 13,6% nel 2013 e risulta lievemente ritoccata in su al 13,8% nel 2014, con una tendenziale erosione dunque della componente accreditata complessiva rispetto a quella pubblica. Ma se si guarda specificamente agli ospedali privati (case di cura accreditate) la percentuale è in riduzione passando dal 7,3% del 2010-2011, al 7,2% nel 2012 e al 7,0% nel 2013 e 2014.

 

Le opinioni dei cittadini. 

Le opinioni dei cittadini sono raccolte anno per anno. L’anno scorso per più di 8 intervistati su 10 “l’ospedale privato accreditato faccia parte del sistema ospedaliero complessivo e pertanto quando ci si deve ricoverare non si considera se la struttura è pubblica o privata accreditata, bensì si valutano altri fattori come la presenza della specializzazione, la qualità delle prestazioni, la vicinanza rispetto a casa, ecc.” (80,5% di accordo nel 2016); ma anche come “lo Stato dovrebbe utilizzare al meglio tutte le strutture ospedaliere presenti sul territorio siano esse pubbliche o private accreditate, al fine di permettere al cittadino di poter scegliere nella maniera migliore, a seconda delle sue necessità, possibilità ed opinioni” (90,6% di accordo nel 2016); infine, “Regioni e Asl dovrebbero investire in opportune campagne di informazione del cittadino per favorire una sua effettiva libera scelta, visto che si conosce ancora poco delle diverse opportunità di ricovero che offre l’ospedalità privata accreditata” (79,3% di consenso nel 2016).

Per la pagina di Presentazione del Rapporto QUI