Divertirsi in un negozio è ancora possibile? Certo! Merito di tutti, ma un applauso al copywriter!

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A che cosa serve un copywriter? Già la parola, da sola, non chiarisce. Poi ci si mette pure la pronuncia. Che se non si sa l’inglese, addio. Infine a chi non viene in mente “uno che copia”? Così lo sguardo attonito e atterrito del cliente è assicurato. 

Raccontandovi una storiella, un fatto reale accaduto nei giorni scorsi, voglio fare due cose: spezzare una lancia a favore di chi svolge questo duro mestiere creativo; secondo rafforzare il concetto per cui, un successo aziendale, è sempre il risultato di un impegno corale.

Quindi eccomi pronto a svelare un esempio di come il buon copywriting offre il proprio contributo per far volare le vendite e fare impazzire i clienti, anche in un negozio che vende …. (attenzione attenzione) …. “cosmetici freschi e fatti a mano”!

 

La storia.

Ieri ero in un notissimo centro commerciale quando un’amica mi dice. “Vieni, ti porto in un posto, devo fare degli acquisti”. Varco la soglia di questo luogo e sono subito avvolto da un profumo dolce e inebriante: davanti a me scansie piene zeppe di prodotti cosmetici, colorati, profumatissimi, con un ordine e un senso che a me sfugge. Non ci sono metri quadri calpestabili, il locale è pienissimo, i tre giovani commessi solo apparentemente hanno due mani e due occhi. Sono velocissimi, non si risparmiano con nessuno, approfondiscono, spiegano ma soprattutto sorridono e si divertono loro stessi (da qui il sorriso sincero). Ma quali numeri! Sanno a memoria chi servire!

Inizio a nasare tra i prodotti: davvero c’è di tutto per uomo, donna, ragazzi e ragazzine. Ci sono persino i lavandini. Le persone possono testare i prodotti, lavarsi le mani, vedere ad esempio l’effetto che fa uno spumante da bagno. Poi succede una cosa incredibile (lo ammetto, deformazione professionale): inizio a leggere le descrizioni dei prodotti, i loro nomi. Geniali, easy, simpatici. Immaginate ora i profumi, la musica, i bravi commessi, l’energia del negozio pieno. Impossibile non afferrare qualche cosa tra le mani e avviarsi alle casse. Eppure i prezzi dei prodotti, non mi sembrano proprio economicissimi.

Qualche esempio di testo? Therapy, l’olio da massaggio che “scioglie le matasse del cervello“, A.A.A. Cercasi, “il balsamo per capelli che cerca superbalsamo desideroso d’amare per unione feconda e duratura“. Che dire poi di Lazzaro, “lo shampoo effetto resurrezione!” Aggiungo Dolce Metà, “il compagno ideale per addolcire tutti i capelli” andando al top con Atollo 13, il gel doccia esfoliante con “Houston abbiamo un problema, questo gel doccia esfoliante , tonificante e rigenerante è troppo buono!

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Se a tutto ciò aggiungete un’efficace campagna interna di comunicazione sui valori e la qualità delle materie prime? taaaaac, il gioco è fatto. Negozio pieno, fila alla cassa, intere famiglie che entrano per giocare con profumi e colori. E poi loro, bravi, bravissimi, i nostri copywriter. Vi stringo la mano, ovunque voi siate!

Dimenticavo il nome del negozio: Lush produce e commercializza cosmetici fatti a mano a base di ingredienti di frutta e verdura fresche, “spesso biologiche o provenienti dal commercio equo e solidale”. Tutti i prodotti, dichiara l’azienda, sono “realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente, spesso solidi e privi di confezione o dotati di un imballaggio riciclato al 100% e sono totalmente cruelty free”. Nata nel 1995 in Inghilterra, Lush è un’azienda etica “riconosciuta a livello globale per lo spirito innovativo e l’approccio anticonvenzionale”. Oggi è presente in 51 paesi al mondo in 935 negozi.