Social Media e ricerca scientifica: workshop AIE a Roma

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Si terrà lunedì 26 marzo 2018 a Roma il workshop “I Social Media nella comunicazione della ricerca scientifica”. L’evento, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento Ambiente e Salute)  e dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (A.I.E.) e A.I.E. Giovani, rientra nell’ampio programma di iniziative del Convegno di Primavera 2018 dell’AIE stessa che si svolgerà appunto il prossimo 26 e 27 marzo (QUI IL PROGRAMMA COMPLETO).

Un incontro su argomenti che mi appassionano da tempo. E che gli organizzatori mettono bene in evidenza: i risultati della ricerca scientifica, gli impatti che questi possono avere sulla salute e sulla vita sociale delle persone, la comunicazione della scienza come fattore di sviluppo e di innovazione strategico. Inoltre la capacità, richieste ai ricercatori, di unire alle competenze tecnico-scientifiche anche una “maggiore capacità comunicativa per valorizzare e accreditare autorevolmente i risultati raggiunti tra i diversi pubblici interessati”.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che risiede, a mio modesto parere, lo sforzo maggiore che gli esperti della comunicazione professionale debbono per certi aspetti ancora compiere. Recapitare ai vari destinatari messaggi comprensibili, di elevata qualità, portatori di valore aggiunto deve essere un obiettivo comune.

Il workshop, quindi, avrà l’obiettivo di “offrire una base teorica per costruire una strategia comunicativa sui social media finalizzata alla diffusione di dati e risultati delle ricerche, focalizzando l’attenzione sui linguaggi e le metodologie proprie di questi canali”. Diversi i terreni su cui lavoro giornalmente: come funzionano i principali Social Media, come utilizzarli all’interno di una comunicazione integrata, la notiziabilità e, infine, come si delinea un piano editoriale per comunicare e promuovere un evento scientifico sui i social media.

Sui lavori congressuali, il convegno principale ha come titolo Convegno “Epidemiologi(a): quale futuro?”. Due ampie questioni da trattare: la situazione e le prospettive del precariato nei servizi territoriali, negli enti di ricerca e nelle università, e la disponibilità di nuove fonti e nuove tipologie di dati. Da loro dipende, infatti, “il futuro della ricerca epidemiologica, che è fatta di persone e di dati”.