Divertirsi in un negozio è ancora possibile? Certo! Merito di tutti, ma un applauso al copywriter!

Pubblicato il Pubblicato in BLOG

A che cosa serve un copywriter? Già la parola, da sola, non chiarisce. Poi ci si mette pure la pronuncia. Che se non si sa l’inglese, addio. Infine a chi non viene in mente “uno che copia”? Così lo sguardo attonito e atterrito del cliente è assicurato. 

Raccontandovi una storiella, un fatto reale accaduto nei giorni scorsi, voglio fare due cose: spezzare una lancia a favore di chi svolge questo duro mestiere creativo; secondo rafforzare il concetto per cui, un successo aziendale, è sempre il risultato di un impegno corale.

Quindi eccomi pronto a svelare un esempio di come il buon copywriting offre il proprio contributo per far volare le vendite e fare impazzire i clienti, anche in un negozio che vende …. (attenzione attenzione) …. “cosmetici freschi e fatti a mano”!

 

La storia.

Ieri ero in un notissimo centro commerciale quando un’amica mi dice. “Vieni, ti porto in un posto, devo fare degli acquisti”. Varco la soglia di questo luogo e sono subito avvolto da un profumo dolce e inebriante: davanti a me scansie piene zeppe di prodotti cosmetici, colorati, profumatissimi, con un ordine e un senso che a me sfugge. Non ci sono metri quadri calpestabili, il locale è pienissimo, i tre giovani commessi solo apparentemente hanno due mani e due occhi. Sono velocissimi, non si risparmiano con nessuno, approfondiscono, spiegano ma soprattutto sorridono e si divertono loro stessi (da qui il sorriso sincero). Ma quali numeri! Sanno a memoria chi servire!

Inizio a nasare tra i prodotti: davvero c’è di tutto per uomo, donna, ragazzi e ragazzine. Ci sono persino i lavandini. Le persone possono testare i prodotti, lavarsi le mani, vedere ad esempio l’effetto che fa uno spumante da bagno. Poi succede una cosa incredibile (lo ammetto, deformazione professionale): inizio a leggere le descrizioni dei prodotti, i loro nomi. Geniali, easy, simpatici. Immaginate ora i profumi, la musica, i bravi commessi, l’energia del negozio pieno. Impossibile non afferrare qualche cosa tra le mani e avviarsi alle casse. Eppure i prezzi dei prodotti, non mi sembrano proprio economicissimi.

Qualche esempio di testo? Therapy, l’olio da massaggio che “scioglie le matasse del cervello“, A.A.A. Cercasi, “il balsamo per capelli che cerca superbalsamo desideroso d’amare per unione feconda e duratura“. Che dire poi di Lazzaro, “lo shampoo effetto resurrezione!” Aggiungo Dolce Metà, “il compagno ideale per addolcire tutti i capelli” andando al top con Atollo 13, il gel doccia esfoliante con “Houston abbiamo un problema, questo gel doccia esfoliante , tonificante e rigenerante è troppo buono!

Arrow
Arrow
ArrowArrow
Slider

 

Se a tutto ciò aggiungete un’efficace campagna interna di comunicazione sui valori e la qualità delle materie prime? taaaaac, il gioco è fatto. Negozio pieno, fila alla cassa, intere famiglie che entrano per giocare con profumi e colori. E poi loro, bravi, bravissimi, i nostri copywriter. Vi stringo la mano, ovunque voi siate!

Dimenticavo il nome del negozio: Lush produce e commercializza cosmetici fatti a mano a base di ingredienti di frutta e verdura fresche, “spesso biologiche o provenienti dal commercio equo e solidale”. Tutti i prodotti, dichiara l’azienda, sono “realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente, spesso solidi e privi di confezione o dotati di un imballaggio riciclato al 100% e sono totalmente cruelty free”. Nata nel 1995 in Inghilterra, Lush è un’azienda etica “riconosciuta a livello globale per lo spirito innovativo e l’approccio anticonvenzionale”. Oggi è presente in 51 paesi al mondo in 935 negozi.

Le strategie del caregiver di fronte alle debolezze del sistema sanitario: i dati di Ospedali & Salute2017 rilevati da Ermeneia

Pubblicato il Pubblicato in Comunicato Stampa, Sanità
Il presidente di AIOP Gabriele Pelissero (foto Ufficio Stampa AIOP)

Questa mattina, presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, è stato presentato il 15° Rapporto annuale Ospedali & Salute2017, promosso da Aiop – Associazione Italiana Ospedalità Privata – e realizzato da Ermeneia Studi & Strategie di Sistema. 

Come ogni anno, il Rapporto fa il punto sul sistema ospedaliero del Paese, cercando di individuare i più importanti processi in corso, partendo innanzitutto dal punto di vista degli utenti, per poi analizzare alcune tensioni o disfunzioni della “macchina” nell’offerta dei servizi per la salvaguardia della nostra salute.

Tra i punti di forza di questo Rapporto c’è senz’altro la rilevazione delle opinioni di utenti e cittadini. Quest’anno, in particolare, gli esperti di Ermeneia nella parte terza del volume hanno preso in considerazione le risposte ricevute da 2.000 caregiver (di coloro – di solito i familiari – che assistono un loro congiunto) mettendole a confronto le esperienze vissute nell’ultimo anno.

Purtroppo emerge un peggioramento della situazione. Peggiorano, infatti,  le condizioni di accesso e di utilizzo delle strutture e dei servizi da parte dei pazienti e dei loro familiari: l’insoddisfazione verso il Servizio sanitario della propria regione passa dal 21,3% del 2015 al 32,2% del 2017. Al Sud si raggiunge quota 50,6%. Anche il rapporto con il medico di famiglia vive una stagione poco felice: nell’ultimo triennio si passa dal 27,2% al 32,9% di pazienti insoddisfatti rispetto alle informazioni sulla scelta dell’ospedale ricevute dal proprio medico. Infine, due dati particolarmente allarmanti: il primo è relativo alle lunghe attese e lo dimostra il fatto che dal 24,2% degli intervistati del 2014 siamo passati al 54,1% del 2017 che hanno dovuto attendere troppo per una prestazione ospedaliera. Inoltre, nel 2017 il 26,8% degli intervistati sostiene di aver rimandato e/o rinunciato alle cure, ma il 20% di essi aveva già rimandato o rinunciato nel 2016, mentre il 16,5%  lo aveva fatto anche nel 2015.

Di fronte ai disagi sin qui registrati, i caregiver e i pazienti hanno intrapreso una strategia articolata di reazione, nel tentativo di arginare il progressivo logoramento delle prestazioni del sistema pubblico. Negli ultimi tre anni si è stabilizzato il dato che vede il 41% dei caregiver intervistati orientarsi verso una struttura ospedaliera privata accreditata, mentre il 20% si rivolge a una clinica privata a pagamento. Nel 2017, il 47% dei caregiver intervistati ha ammesso di aver preso in considerazione la possibilità di ricorrere a strutture ospedaliere presenti in altre regioni rispetto a quella di residenza; mentre nel 2016, solo il 28,2% era di questo orientamento. In ultimo, un dato che su tutti indica quanto i caregiver siano alla ricerca di strade alternative pur di accedere ai servizi ospedalieri è dimostrato dal ricorso spesso improprio al Pronto soccorso. Nel caso in cui le liste di attesa per le visite specialistiche, per gli accertamenti diagnostici o ancora per i ricoveri risultino troppo lunghe, i caregiver ricorrono a questa alternativa.

La strategia di reazione dei caregiver ha dato vita ad altri comportamenti alternativi, tra cui vale la pena sottolineare il ricorso crescente alle spese sanitarie out of pocket. Queste, nell’ultimo decennio, sono cresciute del 22,4%, mentre nello stesso periodo la spesa sanitaria pubblica è lievitata solo del 14,2%. L’accelerazione della spesa sanitaria out of pocket è particolarmente evidente negli ultimi tre anni, proprio in corrispondenza della crescita del razionamento di servizi da parte della sanità pubblica. Gli italiani decidono di pagare di tasca propria per cercare di evitare liste di attesa troppo lunghe, per garantirsi farmaci non più prescrivibili o anche prescrivibili – ma che richiedono un passaggio dal medico di famiglia – e infine, per avvalersi della consulenza di uno specialista di fiducia. E intanto cresce l’attenzione del mondo del lavoro verso forme più organiche di mutualità integrativa che lasciano intravedere interessanti prospettive sul futuro del Sistema sanitario italiano.

Dal 2017 Ospedali&Salute è pubblicato in Open Access, per cui il file dell’intero lavoro sarà consultabile dalla piattaforma FrancoAngeli Open Access QUI 

Dove va la Sanità italiana? Ospedali pubblici e privati in “eterna” lotta. Il parere dei cittadini

Pubblicato il Pubblicato in Sanità

La presentazione del Rapporto annuale sull’attività svolta dagli ospedali pubblici e privati in Italia è certamente il momento istituzionale più rilevante dell’anno per fare il punto della situazione su questo argomento. L’evento si svolgerà domani mercoledì 17 gennaio a Roma (Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva presso il Senato della Repubblica Piazza della Minerva n° 38) e sarà trasmesso in diretta streaming.

Presentano la ricerca Gabriele Pelissero (Presidente nazionale Aiop – nella foto), Nadio Delai (Presidente Ermeneia). Sono previsti gli interventi di Nino Cartabellotta (Presidente Fondazione GIMBE) e Federico Lega (Università Bocconi). Modera Barbara Cittadini (vice Presidente nazionale Aiop).

Gabriele Pelissero

Uno scontro infinito. Titolava così, il capitolo introduttivo del Rapporto 2016 a firma del presidente Pelissero. Perchè uno scontro infinito? Un “indiscutibile aspirazione al monopolio pubblico della produzione di tutte le prestazioni sanitarie, figlio in questo del clima politico degli anni ‘60 e di una analoga concezione già presente nell’originario modello britannico” scrive Pelissero.

In realtà le cose sono andate molto diversamente. “La realtà dei fatti non consentì mai la piena attuazione di questa aspirazione iniziale” sottolinea infatti Pelissero. Agli inizi degli anni ‘90 sorge “l’idea del pluralismo degli erogatori” con i DD.Lgs 502/92 e 517/92, la cosiddetta “riforma della riforma” che introduce il concetto di aziendalizzazione degli erogatori pubblici e il “principio di pluralismo e parità fra pubblico e privato” che tenta – scrive ancora Pelissero “di immettere qualche elemento di competitività nel Ssn quale motore per il miglioramento della qualità e dell’efficienza generale”.

Da allora sono successe ancora tante altre cose con nette fughe in avanti, ad esempio, da parte della Regione Lombardia che vuole realizzare una vera parità competitiva fra pubblico e privato. Senza significativi interventi normativi, le prestazioni ospedaliere rese dai privati per conto del Ssn dai privati arriva su base nazionale al 25% del
totale, mentre in più di una grande Regione (Lombardia, Lazio, Campania) si spinge verso il 35-40% del totale.

Il Governo si farà invece sentire successivamente nel 2012 con la cosiddetta spending review del Governo Monti, espressa nel DL 95/2012, convertito nella L. 135/2012 che apre un dibattito intenso tra le parti. La prima formulazione della Legge prevedeva, infatti, un taglio pari al 1% nel 2012, al 2% nel 2013 e al 4% nel 2014 che poi operò un taglio complessivo ai privati inferiore (0,5% nel 2012, del 1% nel 2013 e del 2% nel 2014). Il sacrificio – si legge nel testo introduttivo del Rapporto 2016 – che fu responsabilmente registrato da AIOP come un tributo allo sforzo comune per aiutare il Paese in un momento di straordinaria tensione finanziaria.

Tutto più o meno bene. “Tutti cademmo nella trappola” scrive Pelissero. Quale? Il testo finale convertito in Legge nel passaggio riferito all’entità dei tagli scrive: “0,5% per l’anno 2012, dell’1% per l’anno 2013 e del 2% a decorrere dall’anno 2014”. Nessuno, nell’immediato, si soffermò sulle quattro parole finali “a decorrere dall’anno” – scrive Pelissero che sottolinea come “apparve con crescente chiarezza il disegno di bloccare per sempre qualunque sviluppo della componente privata nell’intero Ssn, inchiodando i volumi di attività erogabili al valore 31-12-2011 meno il 2%.
Un cappio per soffocare, anno dopo anno, la prospettiva di un Ssn pluralistico, improntato ad una sana competitività fra erogatori di diversa natura giuridica e costruito intorno alla centralità del paziente e al suo diritto di libera scelta del luogo di cura”.

Sarà quindi molto interessante partecipare alla presentazione di questo 15° Rapporto Ospedali&Salute di AIOP con Ermeneia. Anche per aggiornare lo stato dell’arte su un altro grande tema, quello della mobilità sanitaria interregionale, che da sempre in Italia registra livelli molto alti a causa delle differenze quali-quantitative dell’offerta sanitaria nelle diverse Regioni italiane. Fenomeno che il rigido blocco apposto nel 2012 non ha certamente attenuato.

Il dibattito sugli assetti del Ssn è dunque tutt’altro che chiuso e, dal punto di vista dei privati, appare sempre più urgente un’impostazione orientata ad una visione più aperta e pluralistica. Ma il testo della L. 208/2015 documenta anche, in modo quasi emblematico, la coesistenza nelle stesse strutture governative di visioni diverse e in fondo inconciliabili.

Riduzione del finanziamento del Ssn, blocco del contributo del privato accreditato, blocco della mobilità interregionale, ostacoli alla possibilità di lavoro per i professionisti. È ragionevole chiedersi se tutto questo è legittimo, se corrisponde al dovere dello Stato e delle sue articolazioni territoriali di tutelare nel migliore dei modi il diritto alla salute, se rispetta la dignità delle persone, sottolinea il presidente Pelissero avviandosi alle conclusioni del suo intervento.

Alcuni numeri. Le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate sono complessivamente 1.069 (anno 2013), con una prevalenza delle seconde (55,4%) rispetto alle prime (44,6%). Gli ospedali pubblici sono concentrati un po’ più nel Centro-Nord (per il 54,1%), mentre gli ospedali privati accreditati risultano maggiormente presenti nel Centro-Sud (59,3%). Per quanto riguarda le giornate di degenza, esse risultano essere complessivamente 61,8 milioni nel 2014 contro i 62,9 nel 2013 (-1,8%), i 65,2 nel 2012 e i 67,9 nel 2011, con una diminuzione pari al 9,0% tra il 2011 e il 2014. Sempre nell’anno 2014 tali giornate si ripartiscono per il 71,8% negli ospedali pubblici e per il restante 28,2% negli ospedali privati accreditati nel loro complesso. L’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil nazionale colloca l’Italia permanentemente al punto più basso (6,8%) rispetto alla media dei Paesi del G7 (8,2%), alla media dei Paesi Ocse-Europa (7,3%) e a quella totale dei Paesi Ocse (7,4%). La spesa ospedaliera pubblica complessiva (61,169 miliardi di euro nel 2014) si ripartisce per l’86,8% in favore delle strutture pubbliche e per il 13,8% in favore di quelle private accreditate nel loro complesso: la quota di queste ultime era del 14,4% nel 2011, è scesa al 13,6% nel 2013 e risulta lievemente ritoccata in su al 13,8% nel 2014, con una tendenziale erosione dunque della componente accreditata complessiva rispetto a quella pubblica. Ma se si guarda specificamente agli ospedali privati (case di cura accreditate) la percentuale è in riduzione passando dal 7,3% del 2010-2011, al 7,2% nel 2012 e al 7,0% nel 2013 e 2014.

 

Le opinioni dei cittadini. 

Le opinioni dei cittadini sono raccolte anno per anno. L’anno scorso per più di 8 intervistati su 10 “l’ospedale privato accreditato faccia parte del sistema ospedaliero complessivo e pertanto quando ci si deve ricoverare non si considera se la struttura è pubblica o privata accreditata, bensì si valutano altri fattori come la presenza della specializzazione, la qualità delle prestazioni, la vicinanza rispetto a casa, ecc.” (80,5% di accordo nel 2016); ma anche come “lo Stato dovrebbe utilizzare al meglio tutte le strutture ospedaliere presenti sul territorio siano esse pubbliche o private accreditate, al fine di permettere al cittadino di poter scegliere nella maniera migliore, a seconda delle sue necessità, possibilità ed opinioni” (90,6% di accordo nel 2016); infine, “Regioni e Asl dovrebbero investire in opportune campagne di informazione del cittadino per favorire una sua effettiva libera scelta, visto che si conosce ancora poco delle diverse opportunità di ricovero che offre l’ospedalità privata accreditata” (79,3% di consenso nel 2016).

Per la pagina di Presentazione del Rapporto QUI

41 start up si rivolgono a Primo Miglio e volano grazie al 1° Startup Speed Date “made in Romagna”

Pubblicato il Pubblicato in Comunicato Stampa, Economia, Innovazione

Il 13 dicembre si è svolto a Rimini Innovation Sqare il 1° Startup Speed Date, matching tra una dozzina di start up accelerate dall’incubatore di imprese responsabili Primo Miglio, e il tessuto imprenditoriale locale.  Gli organizzatori promettono che diventerà  un evento fisso, a cadenza annuale, per stimolare un’economia più sana e responsabile.

Nel pomeriggio di lavoro sono avvenuti oltre 50 colloqui individuali alla ricerca di ‘affinità elettive’ tra business diversi, ma anche di nuove opportunità e relazioni costruttive. L’evento si è rivelato un’opportunità decisiva per entrambi i partecipanti: da un lato le start up si sono presentate alle imprese del territorio e le hanno invitate a sviluppare collaborazioni commerciali, progetti di co-business; dall’altro le imprese hanno colto l’occasione per sviluppare insieme il proprio business, implementare progetti innovativi di ricerca e sviluppo in nuovi ambiti di attività.

Dalle calzature artigianali create con materiali e processi eco-friendly, ai produttori di kit per trasformare in elettriche le vecchie vespe icone dell’ «Italian life style», fino ad innovative app che permettono di ricordare una terapia medica o analizzare le componenti dei cibi per indurci ad un consumo alimentare più consapevole. Non solo, anche servizi innovativi per il turismo, l’educazione al digitale, il marketing di prodotto, efficientamento energetico, l’analisi del welfare in azienda oltre all’applicazione di nuove tecnologie come la realtà aumentata.

30 le imprese rappresentanti del tessuto imprenditoriale locale, player nei vari settori merceologici, intenzionate ad investire in progetti innovativi e diversificare i propri investimenti. Presenti gruppi industriali particolarmente noti sul territorio come Focchi Spa, Maggioli Group, Coop Alleanza 3.0, Società Gas Rimini ma anche aziende radicate sul nostro territorio tra le quali Webit, Ubisol, Labora, Summertrade oltre a cooperative come La Formica e ancora consulenti, liberi professionisti e associazioni di categoria quali Cna, Unindustria e la stessa Camera di Commercio della Romagna. Inoltre, speciali tavoli tematici organizzati per due startup turistiche hanno preso parte eminenti attori del sistema turistico locali quali Aia, Promozione Alberghiera, Promhotels, Gal Valmarecchia e Valconca e il Piano Strategico di Rimini.

I numeri e la rete di imprese coinvolte nell’iniziativa

  • 41 le startup che si sono rivolte ai servizi di Primo Miglio in soli 6 mesi. A partire dal maggio scorso, mese in cui ha preso avvio il progetto di rete, è stato improntato con ciascuna delle oltre quaranta start up un percorso individuale per focalizzare i fattori di successo finalizzati verso un’economia più sana e responsabile.
  • 5 le nuove imprese che grazie a Primo Miglio si sono costituite nel 2017 a Rimini. Dalla nuova attività dedicata al mondo degli svaporatori, al nuovo sistema di conciergerie per allargare l’offerta turistica della nostra ospitalità alberghiera, fino alla prima società benefit della nostra provincia che si occupa di analizzare il clima aziendale e rilasciare una certificazione dedicata.
  • 25 i nuovi appuntamenti fissati per i prossimi giorni presso le aziende del nostro territorio.

L’evento è stato possibile grazie alla rete coesa di imprese, associazioni di categoria, enti ed isituzioni locali pubblici e privati che ha dato vita al progetto tra cui: Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Piano Strategico Rimini Venture, Nuove Idee Nuove Imprese, CGIL Rimini, Gruppo SGR, Sargo, Banca Carim, Banca Popolare Etica, Confcooperative, Legacoop Romagna, l’Associazione Figli del Mondo, l’Associazione Avvocati Solidali, Gruppo commercialisti responsabili e Gruppo giovani commercialisti, Cna Rimini, Cescot, il Gruppo Sodifer e Webit. L’evento su invito è stato organizzato in partnership con Rimini Innovation Square e vanta la collaborazione di Aster Area S3.

Disinformazione e fake news in Sanità, firmato protocollo FNSI e Ministero della Salute

Pubblicato il Pubblicato in Comunicato Stampa, Sanità

E’ stato siglato ieri dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin e dal Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Raffaele Lorusso (foto) il Protocollo di Intesa per la realizzazione di corsi di formazione in materie scientifiche di largo interesse rivolti ai giornalisti nell’ambito della Formazione Professionale Continua (FPC) obbligatoria per tutti i giornalisti in attività.

L’obiettivo del Protocollo firmato è quello di “promuovere nei giornalisti conoscenze in ambito sanitario provenienti da fonte istituzionale autorevole e indipendente, al fine di fornire ai cittadini un’informazione corretta e scientificamente validata, contrastando il fenomeno della disinformazione e delle fake news circolanti”.

“Con questo Protocollo – ha sottolineato il Ministro della salute Beatrice Lorenzin – ci vacciniamo contro le fake news. Il Ministero della salute mette a disposizione dei giornalisti la propria competenza, gli esperti, il suo know-how per contribuire alla formazione dei giornalisti rispetto alla cultura scientifica e quindi per promuovere la diffusione di informazioni scientificamente validate nel nostro Paese, a vantaggio dei cittadini italiani”.

“Formare i giornalisti – ha proseguito il Segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso – è fondamentale per avere una opinione pubblica correttamente informata sui temi della medicina, dell’informazione scientifica e diventa anche un antidoto fortissimo contro i ciarlatani che fanno disinformazione e puntano a mettere in discussione, se non a cancellare, quelle che sono state conquiste che hanno rivoluzionato il mondo scientifico e migliorato la vita dei cittadini”.

Il Comunicato Stampa completo QUI 

I numeri che parlano: il bilancio di esercizio diventa (finalmente) comunicazione “potente”

Pubblicato il Pubblicato in Economia, Innovazione

Chi è, di che cosa si occupa e come opera un’azienda? E poi ancora: in che stato di salute si trova? Domande chiave, ma le risposte? Dove trovarle? Avere tra le mani un documento aziendale e non poterne cogliere il senso è davvero fastidioso, oltre che frustrante. A maggior ragione quando ci si può trovare di fronte a una decisione da prendere, magari in tempi brevi.

Rispetto ad alcuni anni fa la situazione è decisamente migliorata e l’iniziativa della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Rimini di domani è da accogliere con grande interesse anche sulla base di una prospettiva futura che veda commercialisti, esperti contabili e comunicatori d’impresa collaborare ancora di più.

Il bilancio d’esercizio, come si potrà leggere nelle dichiarazioni che seguono, è certamente un documento tecnico e cogente, ma è anche una straordinaria occasione per comunicare con una molteplicità di soggetti, interni ed esterni all’azienda.

“Il bilancio dell’esercizio è da interpretare come un potente mezzo di comunicazione esterna d’impresa”. Sintetizza così il prof. Giuseppe Savioli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Rimini – che aggiunge l’aggettivo “potente” rendendo la dichiarazione del ancor più significativa. Tutto questo alla luce del convegno “Il bilancio dell’esercizio 2017 alla luce delle prevedibili modifiche ai principi contabili nazionali” che si svolgerà domani martedì 19 dicembre a Rimini al Centro Congressi SGR (dalle 15.00 alle 18.00) organizzato dalla Fondazione e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rimini, con il sostegno di Banca Carim.

“Il convegno affronta il tema del bilancio di esercizio – aggiunge il prof. Giuseppe Savioli – ossia della comunicazione esterna d’impresa. Il bilancio è spesso visto dagli imprenditori come un onere a cui sottostare, un fastidioso adempimento di cui farebbero volentieri a meno. Una interpretazione moderna del bilancio dovrebbe, invece, inquadrarlo come un potente mezzo di comunicazione esterna d’impresa. Con il bilancio, infatti, l’impresa “parla” alle banche, ai fornitori, ai clienti, ai dipendenti, ossia a tutti coloro che sono interessati alla sua esistenza invita ed alle sue prospettive future”.

Il tema, tuttavia, non è solo: farsi capire. C’è il tema strategico della trasparenza e della responsabilità sociale d’impresa. Le aziende che hanno ben compreso gli scenari attuali e futuri, fanno più che bene a diffondere, oltre ai documenti previsti per legge, anche altri tipi di rendicontazioni come ad esempio bilancio sociale e bilancio ambientale.

Il giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini (Salani) è il Libro dell’anno 2017

Pubblicato il Pubblicato in Comunicato Stampa, NEWS

In diretta su Rai Radio3 dalla Nuvola dell’Eur, dove si è conclusa la fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, il programma Fahrenheit ha proclamato il Libro dell’anno 2017. Il vincitore è Il giardino dei musi eterni, edito da Salani e scritto da Bruno Tognolini.

Gli altri libri in gara erano: Per troppa luce (Fernandel) di Livio Romano; Dove porta la neve (Tea) di Matteo Righetto; Una storia nera (Mondadori) di Antonella Lattanzi; Il cortile di pietra (Neri Pozza) di Francesco Formaggi; La più amata (Mondadori) di Teresa Ciabatti; Un posto dove stare (La Nave Di Teseo) di Francesca Manfredi; Nella perfida terra di Dio (Adelphi) di Omar Di Monopoli; Inox (Baldini & Castoldi) di Eugenio Raspi; Voi due senza di me (Feltrinelli) Emiliano Gucci; La ragazza con la Leica (Guanda) di Helena Janeczek; Ipotesi di una sconfitta (Einaudi) di Giorgio Falco.

Nel “Caffè letterario”, appositamente allestito nella Nuvola, posti in piedi per l’ultima puntata live di Fahrenheit dove è stato assegnato un secondo riconoscimento, quello del libro dell’anno votato dai circoli di lettura. I 52 differenti gruppi hanno eletto La più amata (Mondadori) di Teresa Ciabatti. “Anche quest’anno – ha spiegato Marino Sinibaldi, Direttore di Rai Radio3 – è stato un successo duplice: quello registrato con le votazioni del nostro pubblico e dei circoli di lettura e quello ottenuto all’Eur, in occasione di Più libri più liberi dove ogni nostra trasmissione in diretta ha colpito l’attenzione di una platea attenta e curiosa”.

Gentilezza e buona educazione sui social media: a Torino la presentazione del Manifesto #GalateoLinkedIn

Pubblicato il Pubblicato in BLOG, NEWS

La parola galateo è entrata molto presto nel mio vocabolario. Esattamente nel 1991, quando poco più che ventenne partii per il servizio militare frequentando la scuola allievi ufficiali dell’Esercito. Una scelta che portò il color cachi nella mia vita per i successivi diciotto mesi: sei di corso come allievo, dodici in reparto. Ed è proprio nei sei mesi di corso come “ufficiale e gentiluomo” che spuntò la parola galateo: postura, gesti e rituali vari. In poche parole: la buona educazione davanti a una donna, a tavola, a casa con ospiti, tra colleghi, ecc.ecc.

Ora, a distanza di un bel po’ di tempo, questa parola torna con decisione nella mia vita professionale digitale. Lo Zingarelli definisce il galateo come il “complesso delle regole relativo alla buona creanza, alla buona educazione: conoscere il galateo; comportarsi secondo le norme del galateo”. Wikipedia aggiunge che “il nome deriva da Galeazzo Florimonte, vescovo della diocesi di Sessa Aurunca che ispirò a monsignor Giovanni Della Casa quel celebre libro del viver civile”, il Galateo appunto, “pubblicato nel 1558”. Il titolo dell’opera corrisponde alla forma latina del nome Galeazzo: Galatheus.

E il galateo su Linkedin? Sì il galateo sta sbarcando su LinkedIn. All’origine di questo immenso progetto che a me ha affascinato subito c’è Valentina Marini che ho sentito dal vivo a Roma in occasione dello Smart Working Day il 3 ottobre scorso (qui il mio resoconto della giornata)

LinkedIn è senza dubbio il luogo virtuale numero uno per professionisti e aziende. Personalmente sono su questa piattaforma da molto tempo, ma è solo nell’ultimo anno che ho iniziato a prendermene cura. L’esigenza è sorta nel momento in cui ho deciso di mettere il naso fuori dalla mia zona di comfort e aprirmi a nuove e stimolanti sfide.

 

Come comportarsi, come essere efficaci e come crescere su questa piattaforma che nel 2017 ha raggiunto i 530 milioni di utenti?

 

Dopo svariati mesi di sondaggi e di eventi in giro per l’Italia con numerosi “faccia a faccia” con le persone che usano LinkedIn e che spontaneamente hanno voluto partecipare a questo progetto, finalmente a Torino sarà presentato il Manifesto di #GalateoLinkedIn: la raccolta delle buone pratiche suggerite dalla rete per usare questo social network come risorsa professionale. 

L’appuntamento è martedì 12 dicembre dalle 17:00 alle 20:00 a Torino ospiti di Reale Mutua al New Building Bertola.

Tanti gli ospiti, in un Salotto Live moderato da Alessandro Donadio, autore del libro #HRevolution, HR Innovation Leader presso PwC, Founder di #socialorg e supporter dell’iniziativa. Saranno presenti: Emanuele Mangiacotti (HR Freelance, Adjunct Professor at LUISS Business School, Past Head of Learning&Development, Talent Acquisition), Paolo Iabichino (Chief Creative Officer Ogilvy & Mather Italy), Nicola Cattarossi (Managing Director Southern Europe GROUPON), Enrico Martines (Direttore Sviluppo e Innovazione Sociale in Hewlett Packard Enterprise), Francesca Manna (Talent Acquisition & Employer Branding – FCA Fiat Chrysler Automobiles EMEA), Annamaria Poletti (Recruiting & Employer Branding Manager presso Fastweb), Sergio Spinelli (Head of HR at Juventus Football Club SpA), Valentino Magliaro (Civic Leader Italy at Obama Foundation, Public Relations Manager at Spaggiari Parma, TEDxYouth Ambassador).

Ecco il programma della giornata:  16.30 – apertura Auditorium – 17.00 – saluti di Reale Group (Marcello Bugari, Responsabile Academy e Comunicazione Interna) – 17.15 – breve storia del progetto e presentazione del Manifesto (Valentina Marini e Giada Susca, Founder #GalateoLinkedIn) – 17.30 – “Salotto Live”: commenti al Manifesto, best practice degli speaker e raccolta dei feedback in sala e dalla rete – 19.00 – conclusioni e ringraziamenti  – 19.10 aperitivo di networking – 20.00 – fine evento

Per chi vuole sapere di più su che cosa è successo nei mesi scorsi, qui Valentini Marina spiega nei dettagli come si è arrivati a #GalateoLinkedIn. Arrivederci a Torino! Partecipazione gratuita, per iscriversi a questo link.

Romagna innovativa: a Rimini il “1° StartUp Speed Date” di Primo Miglio

Pubblicato il Pubblicato in Comunicato Stampa, Economia, Innovazione, NEWS

Il primo incontro di matching, mai realizzato in Romagna, tra una trentina di aziende locali mature e una decina di startup selezionate e accelerate da Primo Miglio nei primi sei mesi di attività. Una fitta agenda di colloqui individuali, incontri d’affari di 20 minuti ciascuno, alla ricerca di ‘affinità elettive’ tra imprese, opportunità di co-business e innovazione, ma anche di relazioni costruttive.

Questo evento è reso possibile grazie alla rete territoriale dei 18 enti, tra imprese e associazioni, che sostengono il progetto Primo Miglio, i quali, unicamente per questa prima occasione, hanno voluto estendere l’invito a tutte le realtà che perseguono la crescita economica locale, l’innovazione ed un’economia più sana e responsabile
Per tutte le imprese interessate a partecipare, è possibile inviare una richiesta entro mercoledì 6 Dicembre.

L’evento si svolgerà mercoledì 13 dicembre dalle 17 alle 19 a Rimini presso la sede di Innovation Square (Corso D’Augusto, 62). L’evento è su invito. Per informazioni e contatti: 370-1132602 – info@riminiinnovationsquare.com

Dieta mediatica degli italiani: cosa tramonta e cosa vola. Il Censis svela tutte le novità del 2017

Pubblicato il Pubblicato in NEWS

Il Censis ha appena comunicato i dettagli «Comunicazione e media» del 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Sono tantissimi numeri, a fondo pagina il link per vedere il rapporto completo!

Qui ho cercato di riassumere quelli a mio avviso più significativi. Iniziamo con la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori, passati dall’11,2% al 22,1%. Lo smartphone è a un soffio dalla soglia del 70% di utilizzo da parte degli italiani (era solo il 15% nel 2009). I giornali continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale: oggi solo il 35,8% degli italiani li legge. Gli italiani che leggono regolarmente i quotidiani a stampa per informarsi durante la settimana si sono ridotti al 14,2% nel 2017 (e ad appena il 5,6% tra i giovani).

Nel giro di quindici anni le copie di quotidiani vendute giornalmente sono passate da quasi 6 milioni, nel 2000, a meno di 3 milioni, nel 2016, con una perdita di oltre il 50%. Il ruolo degli e-book resta poco incisivo (dal 2,9% di utenza nel 2007 al 9,6% nel 2017). Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%) rimangono i due social media più popolari. Vola Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%. Nel 2006 ad avere una dieta mediatica povera di stampa era il 33,9% degli italiani, mentre nel 2017 il dato è salito al 55,1%. Ciò significa che si sta perdendo sempre di più la capacità di decodificare un testo scritto che richiede dosi di attenzione prolungata nel tempo, esclusività percettiva, consequenzialità logica.

I telegiornali restano ancora il mezzo d’informazione più utilizzato dagli italiani (60,6%). Poi ci sono i motori di ricerca su internet, come Google, che vengono utilizzati dal 21,8% della popolazione per informarsi, e YouTube (12,6%).

Tra i media decisivi nella formazione del nuovo immaginario collettivo la televisione si trova al primo posto con il 28,5% delle risposte, subito dopo internet (26,6%) e i social network (27,1%). Sommando i due dati si arriva complessivamente al 53,7%.

Tra i più giovani internet e i social network si attestano insieme al 56% e nella fascia d’età 30-44 anni addirittura al 66,6%, con la tv relegata al 16,3%. Con l’avanzare dell’età cresce l’influenza esercitata dai media più tradizionali, con la tv al 48,9% nella fascia tra i 65 e gli 80 anni.

Il 54,2% degli internauti usa la rete per trovare una strada o una località, la ricerca di informazioni su aziende, prodotti e servizi coinvolge il 52,7%. Il 37,7% degli utenti di internet fa e-commerce (7 punti percentuali in più in due anni), il 39,7% l’home banking. Decidere dove passare le vacanze è un’attività realizzata con l’ausilio della rete dal 15,8% degli internauti, il 6,5% in più rispetto a due anni fa. Crescono, anche se in maniera non ancora soddisfacente, gli utenti che hanno sbrigato pratiche con uffici pubblici attraverso un clic: passano dal 12,4% del 2015 all’attuale 14,9%. Prenotare una visita medica usando il web non è ancora invece una prassi abituale: solo l’8% degli utenti di internet lo fa (ma erano appena il 5,1% nel 2015).

Il rapporto completo è QUI