Al TTG Travel Experience atteso il ministro del turismo Gian Marco Centinaio

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Il business turistico è al centro dell’attenzione questa settimana con l’appuntamento firmato Italian Exhibition Group che da mercoledì 10 a venerdì 12 organizza alla Fiera di Rimini TTG Travel Experience il più importante marketplace B2B in Italia, SIA Hospitality Design l’unica fiera in Italia dedicata esclusivamente all’hotellerie e SUN Beach&Outdoor Style, il salone per stabilimenti balneari, outdoor e campeggio.

All’evento di apertura (mercoledì 10 alle 14.30 alla Innovation Arena) è atteso il ministro del turismo Gian Marco Centinaio (foto), insieme al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, al Sindaco di Rimini Andrea Gnassi ed al Presidente IEG Lorenzo Cagnoni.

Oltre 200 gli eventi in programma, messi a punto da IEG e distribuiti nelle otto arene all’interno dei padiglioni, dove saranno protagonisti oltre 300 relatori, con tutti i più autorevoli attori dell’industria turistica internazionale. Punto di riferimento, i contenuti dell’Osservatorio TTG Industry Vision di Italian Exhibition Group che presenterà i nuovi paradigmi di consumo, un contributo concreto a territori ed aziende che hanno necessità di elaborare strategie e proposte in grado di dare un corretto riscontro alle future esigenze della domanda.

Si aggiungono a SIA Hospitality Design le proposte dedicate alla progettazione dei luoghi dell’accoglienza con Rooms (12 installazioni a cura di altrettanti progettisti in un’area di 1.300 mq) e i contenuti di alta formazione dell’Hospitality Week in collaborazione con Teamwork, oltre alla più aggiornata offerta per il turismo outdoor e il camping a SUN Beach&Outdoor Style. L’intero quartiere è occupato, 2.550 le imprese presenti.

TTG Travel Experience è anche la tribuna scelta da Matera Capitale europea della Cultura 2019 per presentare la sua proposta. Accadrà Mercoledì 10 alle 10.45 alla Italy Arena. Il programma si sviluppa su 48 settimane a partire dalla cerimonia inaugurale del 19 gennaio, nella quale 54 bande, provenienti dalle Capitali Europee della Cultura e dai Comuni della Basilicata, faranno il loro ingresso a Matera suonando i loro strumenti. Da quel momento ci saranno iniziative ogni giorno.

C’è attesa per l’assegnazione del Premio Italia Destinazione Digitale alla regione più amata dai turisti, lanciato da Travel Appeal, la startup specializzata in Data Science e Intelligenza Artificiale al servizio della Travel Industry. L’Oscar delle regioni italiane è realizzato in collaborazione con Best Western Italia, Destination Italia, Human Company, Keesy e Unicredit, verrà assegnato il 10 ottobre alle 17.00 in Italy Arena.

Sono state raccolte oltre 31 milioni di recensioni, su più di 93 mila strutture ricettive e 704 mila annunci di alloggi e case private e realizzati report per mappare le regioni e strutture più pet friendly o i campeggi più accoglienti d’Italia. Il premio per la miglior reputazione verrà assegnato in base a 15 milioni di recensioni (più del doppio rispetto alla scorsa edizione), apparse sui canali Booking.com, Tripadvisor, Expedia, Google, Facebook, Airbnb, Homeaway e Wimdu.

La nuova indagine elaborata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano ‘Distribuzione turistica: l’innovazione decolla’ sarà presentata giovedì 11 ottobre nell’Industry Vision Arena – Pad C3 dalle 10 alle 12. Giunta al quinto anno, ha approfondito non solo la domanda, ma anche l’offerta di servizi turistici e i modelli distributivi innovativi della filiera, con l’obiettivo di delineare le principali tendenze del settore. Interverranno, in ordine, Filippo Renga ed Eleonora Lorenzini, per l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo, Politecnico di Milano; Davide Catania, amministratore unico di Alidays Travel Experiences; Andrea Cortese, chief marketing & digital officer di Alpitour World; Marco Ficarra, ceo e co-fondatore di Destination Italia per Intesa Sanpaolo; Alexandra Koukoulian, country director Italy, markets director di eDreams Odigeo; Riccardo Mastrovincenzo, marketing & direct sales executive di Europcar Italia; Claudio Passuti, direttore generale di Robintur Travel Group; Katia Romano, head of strategy per la regione Europa 3 e direttore marketing e direct & digital di Allianz Global Assistance; Giampaolo Romano, amministratore delegato di CartOrange; Carlo Schiavon, country manager Italia di Costa Crociere; Sergio Testi, direttore generale di Gattinoni Travel Network e Valentina Trevaini, sales manager di LiveHelp.

Influencer e social network. L’AGCM: pubblicità occulta sempre vietata

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A distanza di un anno dalla prima azione, il 6 agosto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta nuovamente sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media.

Tale fenomeno è, infatti, sempre più diffuso e rappresenta una modalità consolidata di comunicazione, consistente nella diffusione su blogvlog e social network (come FacebookInstagramTwitterYoutubeSnapchatMyspacedi foto, video e commenti da parte di blogger e influencer che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario. Tale forma di comunicazione, inizialmente utilizzata da personaggi di una certa notorietà, si sta diffondendo presso un numero considerevole di utenti dei social network anche con un numero di follower non particolarmente elevato.

Poiché l’influencer marketing può dar luogo a forme di pubblicità occulta, nel proprio intervento del 2017, l’Autorità aveva sollecitato tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.

La risposta al primo intervento dell’Autorità del 2017 è stata positiva. Gli influencer e le imprese coinvolte hanno modificato le proprie condotte in senso più trasparente per i consumatori: si è osservato un maggior utilizzo di hashtag e riferimenti idonei a rivelare la natura pubblicitaria delle comunicazioni. Inoltre, l’Autorità ha rilevato un’evoluzione degli strumenti disponibili sui social network e delle modalità con le quali imprese e influencer possono raggiungere i consumatori. In particolare, le piattaforme di social network mettono a disposizione degli influencer specifici strumenti per rendere manifesto agli utenti il rapporto di sponsorizzazione. I titolari dei brand, a loro volta, possono utilizzare strumenti di notifica e controllo dei richiami ai propri marchi.

In questo secondo intervento, rivolto principalmente a influencer con un numero di follower non elevatissimo, ma pur sempre di rilievo, l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.  Sotto tale profilo, se da un lato la visualizzazione di prodotti unitamente al posizionamento sull’immagine di un tag o un’etichetta che rinviano al profilo Instagram o al sito del brand sono idonei ad esprimere un effetto pubblicitario; dall’altro, la mancanza di ulteriori elementi può non rendere evidente per tutti i consumatori l’eventuale natura promozionale delle comunicazioni.

L’Autorità ha pertanto ricordato i criteri generali di comportamento e ha chiesto che sia sempre chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network, l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo.

Fonte: www.agcm.it 

Innovazione sociale nel lavoro femminile: quali possibili strade?

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Tempi di vita e di lavoro. Quali innovazioni sociali sono possibili tra famiglia e carriera? Lo smart working può essere la soluzione? Lavoratrici, imprese e sindacati si confronteranno su questo tema giovedì prossimo 5 aprile a Rimini Innovation Square (Corso d’Augusto 62) nel corso dell’incontro “Tra famiglia e carriera” organizzato da Comune di Rimini e Piano Strategico Rimini Venture (ingresso libero, inizio ore 16.00 per informazioni info@agenziapianostrategico.it)

L’evento ha una specificità da non sottovalutare che è quella di avere un taglio seminariale con la previsione di elaborare, a fine lavori, un documento di sensibilizzazione da sottoporre alle aziende del territorio riminese.

Dall’elenco dei relatori emerge un taglio teorico pratico di sicuro interesse. Agli interventi istituzionali del vice-sindaco Gloria Lisi e di Michela Orlandi (Componente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Rimini), seguirà l’analisi del prof. Stefano Zamagni, economista (Università di Bologna) con l’intervento “L’armonizzazione dei tempi di vita e lavoro nel contesto delle politiche di innovazione sociale” ed i contributi della prof.ssa Maria Gabriella Baldarelli (Dipartimento Scienze Aziendali Università di Bologna) e dell’Avv.Sergio Alberto Codella (Studio Legale Associato Boursier Niutta & Partners di Roma) rispettivamente su “Responsabilità Sociale d’Impresa e lavoro femminile” e “Orientamenti recenti sullo smart working” per offrire ai presenti un quadro esaustivo su cosa è possibile fare oggi sulla base della recente legge n. 81/2017 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” (qui un ampio resoconto di una mia giornata di formazione allo Smart Working Day di Roma l’anno scorso)

Giovedì interverranno Amalia Maggioli (Gruppo Maggioli Spa), Paola Arcangeli (Focchi Spa), Fabrizio Moretti (Colorificio MP), Elisa Tamagnini (Gruppo Sgr). Parteciperanno alla discussione Carmelina Angela Fierro (Consigleira di Pari Opportunità Rimini), Claudia Cicchetti (CGIL), Franco Garofalo (CISL), Giuseppina Morolli (UIL), Mariangela Palumbo e Dario Parizzi (Adecco). Le conclusioni sono affidate alla vice sindaco. Modera l’incontro la giornalista Simona Mulazzani, direttore responsabile di Icaro Tv.

Piccoli e grandi errori imprenditoriali: riconoscerli e trasformarli in opportunità

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Saranno Andrea Visconti e Francesca Corrado i giovani relatori dell’evento gratuito “Il Successo di un Fallimento” che si terrà mercoledì 28 marzo a Rimini (Corso D’Augusto 62 Centro Storico Rimini). L’incontro è organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Romagna in collaborazione con Rimini Innovation Square e Nuove Idee Nuove Imprese Rimini e San Marino. Il tema è straordinario e interessante: si parlerà di errori e fallimenti e di come questi, se ben gestiti, possano trasformarsi in opportunità.

Per quanto mi riguarda, lo considero il miglior argomento da affiancare alla diffusione di una corretta cultura d’impresa nello scenario contemporaneo in cui “costruirsi” qualcosa appare sempre più necessario.  QUI PER L’ISCRIZIONE GRATUITA

 

A PROPOSITO DI ERRORI, UN CASO RECENTE

L’argomento dell’incontro mi ha riportato alla memoria la recente questione di un nuovo cliente, un imprenditore conosciuto l’anno scorso che si lamentava con me della riduzione sistematica del suo fatturato da tre anni a questa parte. La mia risposta fu secca: quello che un po’ so fare è occuparmi di comunicazione, non le potrei mai essere utile a risollevare un bilancio. Poi un giorno mi sono deciso e ho iniziato a studiare un po’ la sua comunicazione online.

E mi sono immediatamente reso contro che, tra quello che l’imprenditore voleva e la rappresentazione della realtà sullo schermo, c’era il classico abisso. Ho lasciato passare qualche giorno e sono ritornato sul caso. Così ho sottoposto al cliente una proposta, che poi era un mero elenco di errori che a mio avviso erano palesemente commessi. Con molta umiltà l’imprenditore ha accettato di correggere il tiro e a fine anno tireremo le somme. Non so come andrà a finire. Ma una cosa è certa: con un fatturato che crolla sistematicamente per tre anni qualche domanda bisognerà pure farsela. Individuare gli errori è già strategia d’impresa!

Social Media e ricerca scientifica: workshop AIE a Roma

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Si terrà lunedì 26 marzo 2018 a Roma il workshop “I Social Media nella comunicazione della ricerca scientifica”. L’evento, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento Ambiente e Salute)  e dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (A.I.E.) e A.I.E. Giovani, rientra nell’ampio programma di iniziative del Convegno di Primavera 2018 dell’AIE stessa che si svolgerà appunto il prossimo 26 e 27 marzo (QUI IL PROGRAMMA COMPLETO).

Un incontro su argomenti che mi appassionano da tempo. E che gli organizzatori mettono bene in evidenza: i risultati della ricerca scientifica, gli impatti che questi possono avere sulla salute e sulla vita sociale delle persone, la comunicazione della scienza come fattore di sviluppo e di innovazione strategico. Inoltre la capacità, richieste ai ricercatori, di unire alle competenze tecnico-scientifiche anche una “maggiore capacità comunicativa per valorizzare e accreditare autorevolmente i risultati raggiunti tra i diversi pubblici interessati”.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che risiede, a mio modesto parere, lo sforzo maggiore che gli esperti della comunicazione professionale debbono per certi aspetti ancora compiere. Recapitare ai vari destinatari messaggi comprensibili, di elevata qualità, portatori di valore aggiunto deve essere un obiettivo comune.

Il workshop, quindi, avrà l’obiettivo di “offrire una base teorica per costruire una strategia comunicativa sui social media finalizzata alla diffusione di dati e risultati delle ricerche, focalizzando l’attenzione sui linguaggi e le metodologie proprie di questi canali”. Diversi i terreni su cui lavoro giornalmente: come funzionano i principali Social Media, come utilizzarli all’interno di una comunicazione integrata, la notiziabilità e, infine, come si delinea un piano editoriale per comunicare e promuovere un evento scientifico sui i social media.

Sui lavori congressuali, il convegno principale ha come titolo Convegno “Epidemiologi(a): quale futuro?”. Due ampie questioni da trattare: la situazione e le prospettive del precariato nei servizi territoriali, negli enti di ricerca e nelle università, e la disponibilità di nuove fonti e nuove tipologie di dati. Da loro dipende, infatti, “il futuro della ricerca epidemiologica, che è fatta di persone e di dati”.

1 consiglio secco per evitare il vicolo cieco con la propria strategia Social

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Per micro, piccole medie imprese e professionisti il tema è all’ordine del giorno. Quanto si deve “essere social” oggi? A quale figura professionale rivolgersi? Meglio l’agenzia o un singolo professionista? Chi vincerà tra Facebook, Instagram e LinkedIn? Dove investire per la propria comunicazione online?

“C’è solo una scelta per fare business da oggi: essere Social ed Online! La comunicazione digitale è la chiave di volta del tuo business!”

Quello che ho appena riportato, nel virgolettato, è il sottotitolo di un evento. In questo momento sono a Roma, dove trascorro gran parte del mio tempo. Complice una bellissima giornata di sole, una tempeatura primaverile e l’accattivante Early Bird, l’altro giorno mi sono iscritto all’edizione 2018 del Social Media Marketing e Digital Communication Days che si svolgerà al MiCo Milano Convention Center dal 17 al 19 maggio 2018 in collaborazione con TechnologyHub. Questo per “assolvere” al principio della formazione continua e permanente indispensabile per chi opera, talvolta dentro talvolta accanto, al magico mondo dei Social Media.

Che cosa mi aspetta? Aggiornamento e formazione. In pillole: quaranta speaker spalmati su tre giorni di interventi, altrettanti temi social-digital integrati nelle differenti aree chiave dell’online e del web. Per ognuno venti minuti di spiegazione pratica di esperienze reali e dieci minuti di discussione con il pubblico. Fantastico. In queste giornate gli organizzatori promettono di chiarire cosa è utile fare, cosa e come intraprendere scelte consapevoli per realizzare progetti online di Social Media Marketing e Digital Communication.

Gli appuntamenti per me più importanti

I focus che seguirò con più attenzione saranno i seguenti: “Social Media Marketing e Digital Communication Trends 2018-2019”. Un tema per me sempre appassionante, il giornalismo: dunque “Social Media e Giornalismo, l’evoluzione di Ansa”. Poi “Linkedin for Business. Comunicare digitalmente e fare ADV per creare relazioni e lead”. Senza tools non si va da nessuna parte: quindi ben venga la relazione su “Social Media e tools per il monitoring e la gestione delle attività online” e “Social Media e Editoria OnLine”.

Il secondo giorno, un (bel) po’ di SEO, che serve sempre. Mi aspetto un’interesante aggiornamento da “Come gestire la SEO di un sito da 1.000.000 di visite al mese nell’era social e digital”. Si parlerà anche di  “Uffici Stampa ed evoluzione della comunicazione digitale e social”,  “Social Media per Turismo, Editoria OnLine” e “Nuove Figure Professionali in azienda – il CDO (Chief Digital Officer), il Community Manager, il Social Media Manager.

Per il terzo giorno mi incuriosiscono, in particolare, “Social Media ed Evoluzione della SEO”, “La gestione della Reputazione online attraverso la comunicazione sui Social”, “Comunicare attraverso Influencers e Micro Influencer”, “Social Media e Customer Care”.

Tornando alla domanda: quanto “essere social” oggi?

Dipende molto anche dal cosa si fa. Se entro in un mercato iper competitivo con un e-commerce, il business è digitale. Quindi è necessario essere “tanto social”. Se apro un’officina per riparare automobili, una pagina Facebook o Instagram ben fatta con contenuti e foto originali, magari anche ironici, può essere abbastanza.

Chi scrive, rispetto al proprio target, è ancora “poco social”. La mia dimensione è, oserei dire, artigianale. Il nuovo arriva da canali analogici: passaparola e referenze. Dal 2016 ho il mio sito con una sezione blog (dove ti trovi ora, qui invece i Servizi per Imprese e Start Up che propongo) che mi permette di raccontare un po’ di cose. LinkedIn mi appassiona tantissimo. E’ l’ambiente dove mi sento più a mio agio.

Per concludere, rispetto al tema di questa tre giorni di formazione, la sintesi degli organizzatori è perfetta: la sfida fondamentale è comprendere come e cosa usare per raggiungere i target aziendali, e come misurare i risultati. Del resto questa, in buona sostanza, è la regola aurea. Il mio consiglio quindi? Conoscere bene i propri utenti, chi sono e di che cosa hanno necessità. Privi di questo tipo di analisi, qualunque percorso Social s’intraprende potrebbe finire in un vicolo cieco.

Divertirsi in un negozio è ancora possibile? Certo! Merito di tutti, ma un applauso al copywriter!

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A che cosa serve un copywriter? Già la parola, da sola, non chiarisce. Poi ci si mette pure la pronuncia. Che se non si sa l’inglese, addio. Infine a chi non viene in mente “uno che copia”? Così lo sguardo attonito e atterrito del cliente è assicurato. 

Raccontandovi una storiella, un fatto reale accaduto nei giorni scorsi, voglio fare due cose: spezzare una lancia a favore di chi svolge questo duro mestiere creativo; secondo rafforzare il concetto per cui, un successo aziendale, è sempre il risultato di un impegno corale.

Quindi eccomi pronto a svelare un esempio di come il buon copywriting offre il proprio contributo per far volare le vendite e fare impazzire i clienti, anche in un negozio che vende …. (attenzione attenzione) …. “cosmetici freschi e fatti a mano”!

 

La storia.

Ieri ero in un notissimo centro commerciale quando un’amica mi dice. “Vieni, ti porto in un posto, devo fare degli acquisti”. Varco la soglia di questo luogo e sono subito avvolto da un profumo dolce e inebriante: davanti a me scansie piene zeppe di prodotti cosmetici, colorati, profumatissimi, con un ordine e un senso che a me sfugge. Non ci sono metri quadri calpestabili, il locale è pienissimo, i tre giovani commessi solo apparentemente hanno due mani e due occhi. Sono velocissimi, non si risparmiano con nessuno, approfondiscono, spiegano ma soprattutto sorridono e si divertono loro stessi (da qui il sorriso sincero). Ma quali numeri! Sanno a memoria chi servire!

Inizio a nasare tra i prodotti: davvero c’è di tutto per uomo, donna, ragazzi e ragazzine. Ci sono persino i lavandini. Le persone possono testare i prodotti, lavarsi le mani, vedere ad esempio l’effetto che fa uno spumante da bagno. Poi succede una cosa incredibile (lo ammetto, deformazione professionale): inizio a leggere le descrizioni dei prodotti, i loro nomi. Geniali, easy, simpatici. Immaginate ora i profumi, la musica, i bravi commessi, l’energia del negozio pieno. Impossibile non afferrare qualche cosa tra le mani e avviarsi alle casse. Eppure i prezzi dei prodotti, non mi sembrano proprio economicissimi.

Qualche esempio di testo? Therapy, l’olio da massaggio che “scioglie le matasse del cervello“, A.A.A. Cercasi, “il balsamo per capelli che cerca superbalsamo desideroso d’amare per unione feconda e duratura“. Che dire poi di Lazzaro, “lo shampoo effetto resurrezione!” Aggiungo Dolce Metà, “il compagno ideale per addolcire tutti i capelli” andando al top con Atollo 13, il gel doccia esfoliante con “Houston abbiamo un problema, questo gel doccia esfoliante , tonificante e rigenerante è troppo buono!

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Se a tutto ciò aggiungete un’efficace campagna interna di comunicazione sui valori e la qualità delle materie prime? taaaaac, il gioco è fatto. Negozio pieno, fila alla cassa, intere famiglie che entrano per giocare con profumi e colori. E poi loro, bravi, bravissimi, i nostri copywriter. Vi stringo la mano, ovunque voi siate!

Dimenticavo il nome del negozio: Lush produce e commercializza cosmetici fatti a mano a base di ingredienti di frutta e verdura fresche, “spesso biologiche o provenienti dal commercio equo e solidale”. Tutti i prodotti, dichiara l’azienda, sono “realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente, spesso solidi e privi di confezione o dotati di un imballaggio riciclato al 100% e sono totalmente cruelty free”. Nata nel 1995 in Inghilterra, Lush è un’azienda etica “riconosciuta a livello globale per lo spirito innovativo e l’approccio anticonvenzionale”. Oggi è presente in 51 paesi al mondo in 935 negozi.

Le strategie del caregiver di fronte alle debolezze del sistema sanitario: i dati di Ospedali & Salute2017 rilevati da Ermeneia

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Il presidente di AIOP Gabriele Pelissero (foto Ufficio Stampa AIOP)

Questa mattina, presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, è stato presentato il 15° Rapporto annuale Ospedali & Salute2017, promosso da Aiop – Associazione Italiana Ospedalità Privata – e realizzato da Ermeneia Studi & Strategie di Sistema. 

Come ogni anno, il Rapporto fa il punto sul sistema ospedaliero del Paese, cercando di individuare i più importanti processi in corso, partendo innanzitutto dal punto di vista degli utenti, per poi analizzare alcune tensioni o disfunzioni della “macchina” nell’offerta dei servizi per la salvaguardia della nostra salute.

Tra i punti di forza di questo Rapporto c’è senz’altro la rilevazione delle opinioni di utenti e cittadini. Quest’anno, in particolare, gli esperti di Ermeneia nella parte terza del volume hanno preso in considerazione le risposte ricevute da 2.000 caregiver (di coloro – di solito i familiari – che assistono un loro congiunto) mettendole a confronto le esperienze vissute nell’ultimo anno.

Purtroppo emerge un peggioramento della situazione. Peggiorano, infatti,  le condizioni di accesso e di utilizzo delle strutture e dei servizi da parte dei pazienti e dei loro familiari: l’insoddisfazione verso il Servizio sanitario della propria regione passa dal 21,3% del 2015 al 32,2% del 2017. Al Sud si raggiunge quota 50,6%. Anche il rapporto con il medico di famiglia vive una stagione poco felice: nell’ultimo triennio si passa dal 27,2% al 32,9% di pazienti insoddisfatti rispetto alle informazioni sulla scelta dell’ospedale ricevute dal proprio medico. Infine, due dati particolarmente allarmanti: il primo è relativo alle lunghe attese e lo dimostra il fatto che dal 24,2% degli intervistati del 2014 siamo passati al 54,1% del 2017 che hanno dovuto attendere troppo per una prestazione ospedaliera. Inoltre, nel 2017 il 26,8% degli intervistati sostiene di aver rimandato e/o rinunciato alle cure, ma il 20% di essi aveva già rimandato o rinunciato nel 2016, mentre il 16,5%  lo aveva fatto anche nel 2015.

Di fronte ai disagi sin qui registrati, i caregiver e i pazienti hanno intrapreso una strategia articolata di reazione, nel tentativo di arginare il progressivo logoramento delle prestazioni del sistema pubblico. Negli ultimi tre anni si è stabilizzato il dato che vede il 41% dei caregiver intervistati orientarsi verso una struttura ospedaliera privata accreditata, mentre il 20% si rivolge a una clinica privata a pagamento. Nel 2017, il 47% dei caregiver intervistati ha ammesso di aver preso in considerazione la possibilità di ricorrere a strutture ospedaliere presenti in altre regioni rispetto a quella di residenza; mentre nel 2016, solo il 28,2% era di questo orientamento. In ultimo, un dato che su tutti indica quanto i caregiver siano alla ricerca di strade alternative pur di accedere ai servizi ospedalieri è dimostrato dal ricorso spesso improprio al Pronto soccorso. Nel caso in cui le liste di attesa per le visite specialistiche, per gli accertamenti diagnostici o ancora per i ricoveri risultino troppo lunghe, i caregiver ricorrono a questa alternativa.

La strategia di reazione dei caregiver ha dato vita ad altri comportamenti alternativi, tra cui vale la pena sottolineare il ricorso crescente alle spese sanitarie out of pocket. Queste, nell’ultimo decennio, sono cresciute del 22,4%, mentre nello stesso periodo la spesa sanitaria pubblica è lievitata solo del 14,2%. L’accelerazione della spesa sanitaria out of pocket è particolarmente evidente negli ultimi tre anni, proprio in corrispondenza della crescita del razionamento di servizi da parte della sanità pubblica. Gli italiani decidono di pagare di tasca propria per cercare di evitare liste di attesa troppo lunghe, per garantirsi farmaci non più prescrivibili o anche prescrivibili – ma che richiedono un passaggio dal medico di famiglia – e infine, per avvalersi della consulenza di uno specialista di fiducia. E intanto cresce l’attenzione del mondo del lavoro verso forme più organiche di mutualità integrativa che lasciano intravedere interessanti prospettive sul futuro del Sistema sanitario italiano.

Dal 2017 Ospedali&Salute è pubblicato in Open Access, per cui il file dell’intero lavoro sarà consultabile dalla piattaforma FrancoAngeli Open Access QUI 

Dove va la Sanità italiana? Ospedali pubblici e privati in “eterna” lotta. Il parere dei cittadini

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La presentazione del Rapporto annuale sull’attività svolta dagli ospedali pubblici e privati in Italia è certamente il momento istituzionale più rilevante dell’anno per fare il punto della situazione su questo argomento. L’evento si svolgerà domani mercoledì 17 gennaio a Roma (Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva presso il Senato della Repubblica Piazza della Minerva n° 38) e sarà trasmesso in diretta streaming.

Presentano la ricerca Gabriele Pelissero (Presidente nazionale Aiop – nella foto), Nadio Delai (Presidente Ermeneia). Sono previsti gli interventi di Nino Cartabellotta (Presidente Fondazione GIMBE) e Federico Lega (Università Bocconi). Modera Barbara Cittadini (vice Presidente nazionale Aiop).

Gabriele Pelissero

Uno scontro infinito. Titolava così, il capitolo introduttivo del Rapporto 2016 a firma del presidente Pelissero. Perchè uno scontro infinito? Un “indiscutibile aspirazione al monopolio pubblico della produzione di tutte le prestazioni sanitarie, figlio in questo del clima politico degli anni ‘60 e di una analoga concezione già presente nell’originario modello britannico” scrive Pelissero.

In realtà le cose sono andate molto diversamente. “La realtà dei fatti non consentì mai la piena attuazione di questa aspirazione iniziale” sottolinea infatti Pelissero. Agli inizi degli anni ‘90 sorge “l’idea del pluralismo degli erogatori” con i DD.Lgs 502/92 e 517/92, la cosiddetta “riforma della riforma” che introduce il concetto di aziendalizzazione degli erogatori pubblici e il “principio di pluralismo e parità fra pubblico e privato” che tenta – scrive ancora Pelissero “di immettere qualche elemento di competitività nel Ssn quale motore per il miglioramento della qualità e dell’efficienza generale”.

Da allora sono successe ancora tante altre cose con nette fughe in avanti, ad esempio, da parte della Regione Lombardia che vuole realizzare una vera parità competitiva fra pubblico e privato. Senza significativi interventi normativi, le prestazioni ospedaliere rese dai privati per conto del Ssn dai privati arriva su base nazionale al 25% del
totale, mentre in più di una grande Regione (Lombardia, Lazio, Campania) si spinge verso il 35-40% del totale.

Il Governo si farà invece sentire successivamente nel 2012 con la cosiddetta spending review del Governo Monti, espressa nel DL 95/2012, convertito nella L. 135/2012 che apre un dibattito intenso tra le parti. La prima formulazione della Legge prevedeva, infatti, un taglio pari al 1% nel 2012, al 2% nel 2013 e al 4% nel 2014 che poi operò un taglio complessivo ai privati inferiore (0,5% nel 2012, del 1% nel 2013 e del 2% nel 2014). Il sacrificio – si legge nel testo introduttivo del Rapporto 2016 – che fu responsabilmente registrato da AIOP come un tributo allo sforzo comune per aiutare il Paese in un momento di straordinaria tensione finanziaria.

Tutto più o meno bene. “Tutti cademmo nella trappola” scrive Pelissero. Quale? Il testo finale convertito in Legge nel passaggio riferito all’entità dei tagli scrive: “0,5% per l’anno 2012, dell’1% per l’anno 2013 e del 2% a decorrere dall’anno 2014”. Nessuno, nell’immediato, si soffermò sulle quattro parole finali “a decorrere dall’anno” – scrive Pelissero che sottolinea come “apparve con crescente chiarezza il disegno di bloccare per sempre qualunque sviluppo della componente privata nell’intero Ssn, inchiodando i volumi di attività erogabili al valore 31-12-2011 meno il 2%.
Un cappio per soffocare, anno dopo anno, la prospettiva di un Ssn pluralistico, improntato ad una sana competitività fra erogatori di diversa natura giuridica e costruito intorno alla centralità del paziente e al suo diritto di libera scelta del luogo di cura”.

Sarà quindi molto interessante partecipare alla presentazione di questo 15° Rapporto Ospedali&Salute di AIOP con Ermeneia. Anche per aggiornare lo stato dell’arte su un altro grande tema, quello della mobilità sanitaria interregionale, che da sempre in Italia registra livelli molto alti a causa delle differenze quali-quantitative dell’offerta sanitaria nelle diverse Regioni italiane. Fenomeno che il rigido blocco apposto nel 2012 non ha certamente attenuato.

Il dibattito sugli assetti del Ssn è dunque tutt’altro che chiuso e, dal punto di vista dei privati, appare sempre più urgente un’impostazione orientata ad una visione più aperta e pluralistica. Ma il testo della L. 208/2015 documenta anche, in modo quasi emblematico, la coesistenza nelle stesse strutture governative di visioni diverse e in fondo inconciliabili.

Riduzione del finanziamento del Ssn, blocco del contributo del privato accreditato, blocco della mobilità interregionale, ostacoli alla possibilità di lavoro per i professionisti. È ragionevole chiedersi se tutto questo è legittimo, se corrisponde al dovere dello Stato e delle sue articolazioni territoriali di tutelare nel migliore dei modi il diritto alla salute, se rispetta la dignità delle persone, sottolinea il presidente Pelissero avviandosi alle conclusioni del suo intervento.

Alcuni numeri. Le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate sono complessivamente 1.069 (anno 2013), con una prevalenza delle seconde (55,4%) rispetto alle prime (44,6%). Gli ospedali pubblici sono concentrati un po’ più nel Centro-Nord (per il 54,1%), mentre gli ospedali privati accreditati risultano maggiormente presenti nel Centro-Sud (59,3%). Per quanto riguarda le giornate di degenza, esse risultano essere complessivamente 61,8 milioni nel 2014 contro i 62,9 nel 2013 (-1,8%), i 65,2 nel 2012 e i 67,9 nel 2011, con una diminuzione pari al 9,0% tra il 2011 e il 2014. Sempre nell’anno 2014 tali giornate si ripartiscono per il 71,8% negli ospedali pubblici e per il restante 28,2% negli ospedali privati accreditati nel loro complesso. L’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil nazionale colloca l’Italia permanentemente al punto più basso (6,8%) rispetto alla media dei Paesi del G7 (8,2%), alla media dei Paesi Ocse-Europa (7,3%) e a quella totale dei Paesi Ocse (7,4%). La spesa ospedaliera pubblica complessiva (61,169 miliardi di euro nel 2014) si ripartisce per l’86,8% in favore delle strutture pubbliche e per il 13,8% in favore di quelle private accreditate nel loro complesso: la quota di queste ultime era del 14,4% nel 2011, è scesa al 13,6% nel 2013 e risulta lievemente ritoccata in su al 13,8% nel 2014, con una tendenziale erosione dunque della componente accreditata complessiva rispetto a quella pubblica. Ma se si guarda specificamente agli ospedali privati (case di cura accreditate) la percentuale è in riduzione passando dal 7,3% del 2010-2011, al 7,2% nel 2012 e al 7,0% nel 2013 e 2014.

 

Le opinioni dei cittadini. 

Le opinioni dei cittadini sono raccolte anno per anno. L’anno scorso per più di 8 intervistati su 10 “l’ospedale privato accreditato faccia parte del sistema ospedaliero complessivo e pertanto quando ci si deve ricoverare non si considera se la struttura è pubblica o privata accreditata, bensì si valutano altri fattori come la presenza della specializzazione, la qualità delle prestazioni, la vicinanza rispetto a casa, ecc.” (80,5% di accordo nel 2016); ma anche come “lo Stato dovrebbe utilizzare al meglio tutte le strutture ospedaliere presenti sul territorio siano esse pubbliche o private accreditate, al fine di permettere al cittadino di poter scegliere nella maniera migliore, a seconda delle sue necessità, possibilità ed opinioni” (90,6% di accordo nel 2016); infine, “Regioni e Asl dovrebbero investire in opportune campagne di informazione del cittadino per favorire una sua effettiva libera scelta, visto che si conosce ancora poco delle diverse opportunità di ricovero che offre l’ospedalità privata accreditata” (79,3% di consenso nel 2016).

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41 start up si rivolgono a Primo Miglio e volano grazie al 1° Startup Speed Date “made in Romagna”

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Il 13 dicembre si è svolto a Rimini Innovation Sqare il 1° Startup Speed Date, matching tra una dozzina di start up accelerate dall’incubatore di imprese responsabili Primo Miglio, e il tessuto imprenditoriale locale.  Gli organizzatori promettono che diventerà  un evento fisso, a cadenza annuale, per stimolare un’economia più sana e responsabile.

Nel pomeriggio di lavoro sono avvenuti oltre 50 colloqui individuali alla ricerca di ‘affinità elettive’ tra business diversi, ma anche di nuove opportunità e relazioni costruttive. L’evento si è rivelato un’opportunità decisiva per entrambi i partecipanti: da un lato le start up si sono presentate alle imprese del territorio e le hanno invitate a sviluppare collaborazioni commerciali, progetti di co-business; dall’altro le imprese hanno colto l’occasione per sviluppare insieme il proprio business, implementare progetti innovativi di ricerca e sviluppo in nuovi ambiti di attività.

Dalle calzature artigianali create con materiali e processi eco-friendly, ai produttori di kit per trasformare in elettriche le vecchie vespe icone dell’ «Italian life style», fino ad innovative app che permettono di ricordare una terapia medica o analizzare le componenti dei cibi per indurci ad un consumo alimentare più consapevole. Non solo, anche servizi innovativi per il turismo, l’educazione al digitale, il marketing di prodotto, efficientamento energetico, l’analisi del welfare in azienda oltre all’applicazione di nuove tecnologie come la realtà aumentata.

30 le imprese rappresentanti del tessuto imprenditoriale locale, player nei vari settori merceologici, intenzionate ad investire in progetti innovativi e diversificare i propri investimenti. Presenti gruppi industriali particolarmente noti sul territorio come Focchi Spa, Maggioli Group, Coop Alleanza 3.0, Società Gas Rimini ma anche aziende radicate sul nostro territorio tra le quali Webit, Ubisol, Labora, Summertrade oltre a cooperative come La Formica e ancora consulenti, liberi professionisti e associazioni di categoria quali Cna, Unindustria e la stessa Camera di Commercio della Romagna. Inoltre, speciali tavoli tematici organizzati per due startup turistiche hanno preso parte eminenti attori del sistema turistico locali quali Aia, Promozione Alberghiera, Promhotels, Gal Valmarecchia e Valconca e il Piano Strategico di Rimini.

I numeri e la rete di imprese coinvolte nell’iniziativa

  • 41 le startup che si sono rivolte ai servizi di Primo Miglio in soli 6 mesi. A partire dal maggio scorso, mese in cui ha preso avvio il progetto di rete, è stato improntato con ciascuna delle oltre quaranta start up un percorso individuale per focalizzare i fattori di successo finalizzati verso un’economia più sana e responsabile.
  • 5 le nuove imprese che grazie a Primo Miglio si sono costituite nel 2017 a Rimini. Dalla nuova attività dedicata al mondo degli svaporatori, al nuovo sistema di conciergerie per allargare l’offerta turistica della nostra ospitalità alberghiera, fino alla prima società benefit della nostra provincia che si occupa di analizzare il clima aziendale e rilasciare una certificazione dedicata.
  • 25 i nuovi appuntamenti fissati per i prossimi giorni presso le aziende del nostro territorio.

L’evento è stato possibile grazie alla rete coesa di imprese, associazioni di categoria, enti ed isituzioni locali pubblici e privati che ha dato vita al progetto tra cui: Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Piano Strategico Rimini Venture, Nuove Idee Nuove Imprese, CGIL Rimini, Gruppo SGR, Sargo, Banca Carim, Banca Popolare Etica, Confcooperative, Legacoop Romagna, l’Associazione Figli del Mondo, l’Associazione Avvocati Solidali, Gruppo commercialisti responsabili e Gruppo giovani commercialisti, Cna Rimini, Cescot, il Gruppo Sodifer e Webit. L’evento su invito è stato organizzato in partnership con Rimini Innovation Square e vanta la collaborazione di Aster Area S3.